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Quali nuove sfide per la pratica collaborativa durante il COVID-19?

di Marina Ingrascì

La pratica collaborativa, come metodo alternativo di risoluzione dei conflitti utilizzata in Italia per consentire alle coppie di raggiungere un accordo di separazione con l’assistenza di avvocati e professionisti neutrali formati al metodo, per la sua originalità ha già affrontato molteplici sfide.
Dalla formazione dei professionisti collaborativi (avvocati, commercialisti, psicologi, counselor, mediatori) che attraverso i corsi hanno imparato l’approccio collaborativo approfondendo la relazione con il Cliente, al confronto di squadra, passando per la gestione dell’ impasse, al ruolo del diritto; applicando i principi di buona fede e trasparenza, così delicati e difficili, ma necessari per una buona riuscita dell’obiettivo, fino al mandato limitato dell’avvocato, che se pur apparentemente ostacolante, rappresenta il forte stimolo alla buona riuscita dell’accordo di separazione.
Ragionare sugli interessi di ogni parte senza bloccarsi sulle posizioni, mettendo al centro i figli e loro benessere nonostante la fatica del momento;
Generare idee e formulare opzioni creative con l’approccio del brainstorming e il sostegno di tutti i componenti del team;
Sostenere emozioni, sofferenza e rabbie con presenza e ascolto attivo;
Raggiungere accordi condivisi, voluti e lungimiranti che perciò tengono nel tempo evitando immediati nuovi conflitti.

Queste le sfide lanciate, accolte e con tenacia portate avanti da chi, sin dall’inizio, ha capito e percepito la valenza innovativa della pratica collaborativa che oggi assume una valida alternativa al tradizionale approccio per affrontare i conflitti familiari consentendo alla coppia di modellare l’accordo di separazione secondo le necessità, i bisogni, i valori e le caratteristiche della propria famiglia.
E poi arrivò la pandemia di Covid-19.
Lo scossone senza precedenti che sta destabilizzando ciò che poteva dirsi consolidato.
La pratica collaborativa si trova inevitabilmente a riflettere sulle sue intrinseche caratteristiche per comprendere se sia in grado di affrontare tale sconvolgimento e quali apporti innovativi possa fornire ai professionisti collaborativi e ai futuri clienti.
La forza creativa del metodo collaborativo dovrà riuscire a sostituire la presenza fisica con la presenza simbolica per superare efficacemente l’assenza della fisicità che solitamente negli incontri collaborativi è così forte e pregnante.
L’essere singolarmente distanti non dovrà essere sentito come il percepirsi distanti ma dovremmo imparare a “sentire” l’altro nonostante la modalità richiesta in questo momento storico.
Rabbia, sofferenza, ironia, derisione, distacco, ansia, paura che le parti esprimono non potranno più essere mostrati con mani che maciullano fazzoletti o gambe che tremano. Si dovranno affinare le “antenne”, sviluppando le già importanti capacità di empatia e ascolto per comprendere appieno ciò che pulsa sotto il non detto, dietro allo schermo del computer.
L’avvocato e il Cliente dovranno riuscire ad instaurare, con telefonate o se possibile, con le dovute cautele, con incontri personali, quel rapporto di fiducia che permetterà a entrambi di conoscersi a sufficienza per affrontare gli incontri a distanza. Ciò consentirà all’avvocato di percepire le emozioni del Cliente e magari chiedere una pausa dalla video conferenza o di terminare l’incontro ove lo veda scosso o bloccato.
E lo stesso dovrà fare il team utilizzando gli incontri a distanza con il dovuto rispetto degli altri membri, gestendo i tempi di parola e di confronto e lasciando spazio alla riflessione. Stare nello stesso luogo consente difatti di esprimersi con la postura che lancia dei messaggi chiari. Lo schermo del computer elimina ogni gestualità allargando le possibilità di incomprensione. Sarà quindi fondamentale confrontarsi prima, tra tutti i membri della squadra, così come sarà fondamentale individuare, in linea di massima, gli argomenti dell’incontro e le modalità di approccio per evitare equivoci ed eccessivi ostacoli.
Oggi più di ieri lo scambio, la collaborazione, la chiarezza della squadra consentiranno un miglior lavoro per tutti, in primo luogo per la coppia.
La prima prova della pratica collaborativa sarà dunque quella di adattare le nuove modalità di incontro a distanza alle caratteristiche del professionista collaborativo: l’ascolto attivo, la presenza, il sostegno e l’affiancamento delle parti comprendendo le sfumature delle emozioni e aiutandoli a esprimerle efficacemente per raggiungere passo dopo passo l’accordo.
La sfida ulteriore sarà di riuscire a spiegare a chi dovrà affrontare, nei prossimi mesi, i conflitti familiari, che sono nati o si sono acuiti in questo faticosissimo periodo di isolamento sociale, che potrebbe essere più lungimirante non seguire istinti di recriminazione o vendetta, ingigantiti dalla convivenza forzata, bensì chiarire le posizioni e procedere ad una separazione dalla quale emergano degli aspetti positivi in particolar modo per i figli già provati dalla fatica domestica degli ultimi mesi.
Far conoscere e implementare la pratica collaborativa per permettere alle persone di scegliere un percorso alternativo che loro stesse potranno guidare con scelte personali senza delegare ad altri il modo con il quale verrà regolamentata e proseguita la relazione genitoriale sarà non semplice ma assolutamente necessario.
Parlando di relazione genitoriale viene da pensare ad un’altra possibile sfida del metodo collaborativo al tempo del corona virus ossia quella di consentire alla coppia che si sta separando di riflettere e ragionare su tempi, attività e comportamenti diversi nel rapporto con i figli se quello instaurato non abbia più alcuna efficacia o potenza: si pensi alla gestione di preadolescenti arrabbiati o dipendenti dai videogiochi o a quella di bambini del tutto accontentati che alzano le richieste proprio per mancanza di limiti. Lo stimolo sarà quello di riuscire a scardinare l’approccio utilizzato accettando con apertura e autocritica una nuova modalità di relazione con i figli più costruttiva ed efficace mediante i consigli e il sostegno del team.
I nuovi obiettivi tuttavia non possono e non devono esaurirsi di certo qui.
Si tratta di spunti di confronto aperti alle considerazioni di tutti i professionisti collaborativi per rimanere degli attenti osservatori dei cambiamenti sociali e per promuoverli efficacemente nell’ambito delle relazioni familiari. 
La sfida sarà quindi di non smettere di parlarsi, incontrarsi (anche se da casa), scriverci e proporre spunti di riflessione.
La circolarità delle idee costruisce creatività e di questa non possiamo farne a meno.

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